Di solito nel mio studio entrano famiglie intere. Coppie in attesa, bambini che corrono, nonni che fanno finta di non commuoversi. Il mio lavoro è catturare quello che succede tra le persone: uno sguardo, una mano che cerca l’altra, una risata che parte da un papà e contagia tutti.
Questa volta è venuto un uomo da solo, il marito di una mia cliente. Niente bambini, niente moglie accanto, nessuno con cui giocare.
Vengono bene. Non è la stessa cosa che riconoscersi
Gli uomini davanti alla macchina fotografica di solito se la cavano. Non hanno addosso la pressione che sentono tante donne, l’idea di dover risultare in un certo modo, e quindi si lasciano stare. Vengono bene quasi da soli.
Il problema è un altro: moltissimi uomini pensano che farsi fare un ritratto sia una cosa da donne, e non ci pensano nemmeno. È un peccato, perché venire bene in una foto e riconoscersi in una foto sono due cose diverse. La prima succede quasi da sola. La seconda va cercata, e quasi nessuno la cerca per loro.
Quando non c’è nessuno a cui appoggiarsi
In una famiglia la relazione fa metà del lavoro: io creo le condizioni e loro si trovano. Con un uomo da solo la relazione è tra lui e l’obiettivo, quindi tra lui e me, e va costruita da zero e in fretta. Non c’è un bambino che ti distrae, non c’è una battuta della moglie che salva la posa.
Cambia anche la domanda che mi faccio. Con le famiglie cerco dinamiche e complicità. Qui cerco la persona: come siede, dove va lo sguardo, cosa fanno le mani quando non hanno niente da fare.
Gli automatismi che qui non funzionano
Dopo anni di gravidanze e famiglie ho sviluppato dei riflessi: avvicinare le persone, cercare il contatto, far partire un movimento. Funzionano benissimo, e proprio per questo li faccio senza pensare.
Con lui non servivano. Un uomo che si abbraccia da solo non è una relazione, e un sorriso chiesto su comando non è naturalezza. Ho dovuto fermarmi e smontare le mie abitudini, ed è stata la parte più stimolante. Una fotografia può essere costruita e funzionare benissimo, a patto che non sembri costruita la persona.
Luce, sfondi, scelte
Qui ho potuto fare cose che con i bambini in movimento non posso permettermi. Sfondi scuri e materici, una luce che disegna il volto invece di aprirlo. Il bianco e nero, dove i ricci e i tatuaggi sugli avambracci raccontano più di qualsiasi colore. Un fondo chiaro con la camicia blu, che lo fa sembrare un’altra persona. Un totale seduto su una sedia e un primo piano in cui lo sguardo ti prende e non ti molla.
Ogni immagine risponde alla mia domanda fissa: dove va il mio occhio per primo? Qui quasi sempre sullo sguardo.
Il divertimento
Ho scherzato molto, come faccio sempre. Per me è un metodo: l’ironia abbassa le difese, e le difese sono l’unica vera distanza tra una persona e una bella fotografia di sé.
Mi è piaciuto tantissimo. Cambiare soggetto allunga lo sguardo, e poi torni alle famiglie più attenta ai dettagli.
Foto che lavorano, non che restano nel cassetto
Lui le userà, e questo cambia come si scatta: ogni immagine deve servire a qualcosa. Ma un ritratto così non è solo per chi lavora con la propria faccia. È per un uomo che a quarant’anni, cinquanta, sessanta, si rende conto di non avere una fotografia in cui si riconosce. Per sé, per un compleanno, per chi gli vuole bene.
Se ti riconosci, scrivimi su WhatsApp e ne parliamo.
Non fotografo un compleanno. Fotografo la stessa bambina che torna, ogni anno, a divertirsi — quest’anno tra gli alberi e gli archi del Parco degli Acquedotti, altre volte in contesti diversi — e cresce davanti all’ obiettivo, sessione dopo sessione, anno dopo anno.
Quest’anno il numero era 6: una candelina a forma di cifra sulla torta, i palloncini colorati, una coroncina da principessa. L’anno prima era un altro numero, un altro vestito, magari un altro posto. Il filo che li tiene insieme non è la festa né il luogo — è il fatto che i genitori hanno deciso, senza dirlo esplicitamente, che questo sarebbe stato un rito: ogni anno, la stessa bambina, foto nuove.
Quello che si vede in un pomeriggio
All’ombra degli alberi del Parco degli Acquedotti, tra i palloncini gonfiati e la torta ancora intatta, la sessione inizia sempre con trepidazione per lei, tanto che ormai le prime foto le vuole da sola, solo dopo i genitori entrano nell’inquadratura.Lo sa che lo spazio è suo ed è libera di scegliere.
Anche quest’anno la mamma ha portato due vestiti, il primo è durato poco, non era da principessa come il secondo! Ha soffiato sulle candeline con gli occhi chiusi, si è stupita guardando la torta come se non l’avesse già vista costruire, si è lascia cadere sul prato, buttata in un abbraccio con i genitori senza pensare all’obiettivo, e soprattutto avventata sulla torta al cioccolato!
Le foto più belle di quest’anno sono arrivate quando ci siamo spostati, sotto un salice piangente, e la luce del tardo pomeriggio ha fatto il resto. È lì che si vede la differenza tra una bambina fotografata una volta e una bambina fotografata ogni anno — non è più timida davanti alla macchina fotografica, sa già dove guardare, si muove con la naturalezza di chi questo rito lo conosce e lha fatto suo, in un mix di gioco, divertimento spensieratezza e golosità.
Un appuntamento, non un evento
Non tutte le famiglie tornano ogni anno — non serve per fare foto belle. Ma per chi lo fa, il valore non è più nella singola sessione: è nella serie. Guardare sei anni di compleanni — quest’anno al Parco degli Acquedotti, altre volte altrove — significa avere, un giorno, un racconto per immagini di com’è cresciuta una bambina, non solo una foto isolata di quando aveva sei anni.
Se anche voi state pensando a un appuntamento fisso — un compleanno, una data, un rito di famiglia — il servizio fotografico Famiglia al Parco è pensato per questo: stesso spirito, stessa disponibilità a costruire qualcosa che duri più di un pomeriggio.
Quel giorno il cielo era grigio da quando ci siamo trovati al Parco degli Acquedotti. Vento, nuvole basse, nessuna luce dorata da inseguire. Se avessi dovuto scommettere sul meteo, avrei detto: rimandiamo. E invece è stata una delle sessioni più belle dell’anno, perché quella famiglia — due bambini pieni di energia, un abbraccio dopo l’altro — il sole ce l’aveva dentro. E va benissimo anche così.
Perché il Parco degli Acquedotti
Roma ha pochi posti così: un parco enorme, silenzioso, con duemila anni di storia alle spalle. Muretti di pietra antica dove nascondersi, alberi enormi con rami larghi abbastanza da appoggiarcisi, prati alti dove i bambini spariscono fino alla vita. Non servono props, non servono scenografie: bastano gli acquedotti, il prato e voi — che ci sia il sole o le nuvole.
Cosa succede davvero durante la sessione
Non ti chiederò mai di “sorridere e basta”. Quel pomeriggio è cominciato con un bambino che si nascondeva dietro le gambe della mamma, timido, e una bambina che invece correva già a nascondersi dietro un muro di pietra, ridendo apposta per farsi trovare. Poi il vento ha fatto il resto: capelli scompigliati, una bambina sollevata a testa in giù tra le risate, un groviglio di braccia e gambe con mamma e papà travolti dai bambini sull’erba. La complicità vera arriva così, quasi sempre quando meno te lo aspetti — un bacio rubato sotto un albero enorme, una famiglia in equilibrio su una staccionata di legno con il cielo scuro alle spalle che rende tutto più vero, non meno bello.
E se il tempo non collabora?
Il meteo non era quello da cartolina che ci si aspetta per una sessione in autunno. Niente luce dorata, niente cielo azzurro. Ma è proprio in quei momenti che si vede la differenza tra una foto costruita e una foto vera: i bambini non fingono il freddo o il vento, ridono davvero, si stringono davvero a chi hanno vicino. Il mio lavoro, in giornate così, è essere pronta a cogliere quello che succede — non a inseguire condizioni perfette che magari non arrivano mai.
Qualche consiglio pratico
Qualche consiglio pratico, valido con qualsiasi cielo:
Non rimandare per una previsione incerta: nuvole e vento regalano spesso foto più intense della luce piatta di un pomeriggio di sole.
Vestitevi comodi e a strati, soprattutto se il tempo è incerto — starete meglio e vi muoverete più liberamente.
Portate qualcosa che i più piccoli amano — una bicicletta, delle bolle di sapone, un pallone: aiuta a distrarli e a far uscire la loro parte più spontanea.
Non serve “prepararsi” a essere fotogenici. I momenti più belli, quasi sempre, arrivano quando smettete di pensarci — e quando un bambino timido decide, tutto d’un tratto, di uscire allo scoperto.
L’autunno al Parco degli Acquedotti è il momento giusto
Settembre e ottobre restano i mesi che preferisco per una sessione al Parco degli Acquedotti: il caos estivo si svuota, i colori cambiano, e — quando va bene — la luce del tardo pomeriggio è calda. Ma se un giorno arriva nuvoloso o ventoso, non è un problema: è solo un’altra versione, altrettanto vera, della vostra storia. È anche un periodo perfetto per pensare a un regalo diverso dal solito, magari per Natale o per un’occasione speciale della famiglia: un coupon regalo per una sessione fotografica è un pensiero che resta, quando tutto il resto si consuma.
Se ti va di raccontarmi la tua famiglia — quanti siete, che età hanno i bambini, cosa vi piacerebbe portare a casa da questo momento, e sì, anche se il meteo dell’ultimo minuto ti preoccupa — scrivimi. Ne parliamo insieme e troviamo il modo migliore per raccontare la vostra storia, con calma, senza fretta e senza pose forzate.
Quasi tutte le coppie che scrivono per prenotare un servizio in gravidanza mi dicono la stessa cosa, in un modo o nell'altro: "Non siamo fotogenici." "Non sappiamo stare in posa." "Ho paura che vengano fuori foto imbarazzanti."
È una paura legittima, ed è anche il motivo per cui, se il mio lavoro funziona, la posa non c'entra quasi niente.
Non è la posa, è la condizione
Prima ancora di scattare, il mio lavoro è costruire un contesto in cui due persone possano dimenticarsi di essere guardate. Luce, spazio, ritmo: sono variabili che preparo io, in anticipo, così che quando la coppia arriva non debba pensare a "come stare". Non è improvvisazione — è una preparazione che permette all'improvvisazione vera di succedere dopo.
All'inizio guido io
Nei primi minuti do indicazioni chiare: dove mettersi, come muoversi, cosa fare con le mani. Non perché serva una posa "giusta", ma perché all'inizio due persone davanti a un obiettivo sono naturalmente rigide, e un po' di guida le aiuta a sciogliersi più in fretta di quanto farebbero da sole.
Poi mi tolgo di mezzo
Appena vedo che la rigidità iniziale si allenta, riduco le indicazioni fino quasi a sparire. È il momento in cui succede la parte che non posso costruire: due persone che smettono di recitare "la coppia in gravidanza" e tornano semplicemente a stare insieme, come fanno normalmente quando nessuno le guarda.
Qui è dove nascono le fotografie che cerco davvero. Non quando sono vicine fisicamente — la vicinanza fisica si può mettere in scena in due secondi — ma quando smettono di controllarsi.
Cosa osservo
Non guardo la simmetria del volto o la luce perfetta. Guardo dove va per prima la mia attenzione in un'inquadratura, e mi fido di quell'istinto più che di qualunque regola tecnica. Se il mio occhio va dritto verso un gesto — una mano che si appoggia, uno sguardo che si cerca — quella è la fotografia. Il resto è contorno.
Cosa significa per te, se non ti senti fotogenica
Significa che il servizio non ti chiede di essere brava a posare. Ti chiede solo di restare abbastanza a lungo perché la rigidità iniziale passi. Le persone che si sentono "meno fotogeniche" spesso, paradossalmente, sono quelle che si rilassano nel modo più autentico una volta che la guida diminuisce — perché non stanno cercando di controllare l'immagine che danno, stanno solo tornando a stare con l'altra persona.
Le domande più comuni
Devo saper posare? No. Nella prima parte del servizio ti guido io con indicazioni semplici; la parte più importante arriva dopo, quando smetto di farlo.
E se mi blocco davanti alla macchina fotografica? È normale, capita quasi a tutti nei primi minuti. Fa parte del processo: è per questo che il servizio non si esaurisce nei primi cinque scatti.
Quanto dura un servizio fotografico di gravidanza? [Da completare con la durata reale che usi in /gravidanza/ — non la invento qui per rispettare la regola "mai su ipotesi".]
Se vuoi vedere come funziona nel dettaglio il servizio — cosa è incluso, dove si svolge, i pacchetti — trovi tutte le informazioni nella pagina Servizio Fotografico Gravidanza.
"Aspetto ancora un po', tanto c'è tempo." Lo sento dire quasi ogni settimana durante ilservizio fotografico di gravidanza. Poi, senza che ce ne si accorga, il pancione cresce, e la domanda cambia: "Ho aspettato troppo?"
Quasi mai. Ma il momento giusto esiste — ed è diverso per ognuna. Dipende da cosa vuoi raccontare, da come ti senti, da chi c'è con te in quella fotografia. Ecco come orientarti, mese per mese.
Il settimo mese
Il pancione si fa notare bene, e l'energia è ancora buona — spesso è il compromesso perfetto tra "si vede" e "mi sento ancora agile". Se in famiglia ci sono fratellini piccoli che parteciperanno alla sessione, il settimo mese è quasi sempre la scelta più equilibrata: hai ancora le forze per rincorrerli tra uno scatto e l'altro.
Con un bambino piccolo in sessione non impongo mai una posa: lo seguo. Lo lascio libero di muoversi, correre, salire in braccio a chi vuole lui in quel momento — e da lì nascono le immagini più vere, quelle che nessuno avrebbe potuto costruire a tavolino. Non dirigo un bambino: aspetto il momento in cui succede qualcosa di suo, e lo fotografo
Le luci di studio non cambiano quello che succede davvero: restano i vostri gesti, il vostro modo di stare insieme. Tra un softbox e l'altro, in mezzo alle pose tecniche, sono questi i momenti che aspetto — non costruiti, solo lasciati accadere
E se a completare la famiglia c'è anche un cane? Portatelo pure: è a tutti gli effetti parte della vostra storia, non un ospite in più. Ne parlo più nel dettaglio qui — ma la risposta breve è sempre la stessa: sì.
L'ottavo mese — il momento che preferisco
Se mi chiedi un consiglio diretto, è questo. Il pancione è al massimo della sua rotondità, la forma è quella che si porterà dietro nei ricordi — e nella maggior parte dei casi c'è ancora abbastanza energia per goderti la sessione senza sentirti sopraffatta. Non è un caso che sia il mese in cui prenotano di più le donne che, come mi scrivono spesso, "hanno aspettato per essere sicure". A quel punto, di solito, non c'è più niente da decidere: c'è solo da viverlo.
Il nono mese
Si può fare, con qualche accortezza in più — sessioni più brevi, meno spostamenti, un ritmo pensato per il tuo corpo in quel momento specifico. Se sei arrivata fin qui e non hai ancora prenotato, non hai sbagliato niente: hai solo bisogno di organizzarti un po' più in fretta.
E se parto prima del previsto?
Succede, ed è una delle paure più comuni che mi raccontano. Per questo non aspetto mai a ridosso della data presunta per fissare la sessione: appena mi scrivi, troviamo insieme una data con un margine di sicurezza, così anche se il bambino decide di anticipare i tempi, la fotografia della tua attesa esiste comunque.
Come scegliere il mese giusto per te
Non esiste una risposta uguale per tutte — dipende da come ti senti, da chi vuoi coinvolgere, da cosa vuoi che quella foto ricordi tra vent'anni. Scrivimi, ti aiuto a scegliere la data giusta.
Domande frequenti sul momento giusto per le foto di gravidanza
Posso fare le foto all'aperto in gravidanza? Sì, ed è spesso la scelta più bella se ci sono altri fratellini, l'energia è alta e gli spostamenti sono più semplici. Dopo l'ottavo mese si può comunque, ma di solito prediligo ambientazioni più vicine e sessioni più brevi, soprattutto se nei mesi di luglio ed agosto
Quanto dura il servizio? In media un'ora, un'ora e mezza — dipende dal opzione che preferisci.
Posso portare il partner e i figli? Sì — anzi, è importante che ci sia anche lui. Perché quello che fotografo non è soltanto un corpo che cambia: è un rapporto che si allarga. Il modo in cui ti guarda mentre aspettate insieme, la mano che si posa sul pancione senza che nessuno la diriga, lo sguardo che vi scambiate prima ancora delle parole — sono queste le immagini che, tra qualche anno, racconteranno la vostra storia meglio di qualsiasi posa da manuale. Se ci sono già fratellini, ancora meglio: sono spesso loro a portare la parte più vera e imprevedibile di tutta la sessione.
Domande frequenti sul momento giusto per le foto di gravidanza — e se hai altri dubbi, trovi altre risposte nella pagina dedicata alle domande frequenti.
La storia di Angela, i suoi genitori e sua nipote, un pomeriggio a Roma.
Angela non ha comprato un regalo. Ha prenotato un pomeriggio. Per i suoi genitori, con sua nipote in mezzo a loro — tre generazioni, una sola cornice, nessuna posa forzata. Non un servizio fotografico come lo si immagina di solito: niente vestiti nuovi comprati niente “mettiti dritto”. Solo loro con il tempo di essere semplicemente sé stessi.
Servizio fotografico genitori — la storia di Angela, a Roma"
Angela è un'amica, prima ancora che una cliente. E forse è per questo che quel pomeriggio l'ho vissuto in un modo diverso da tanti altri — non da dietro la macchina fotografica soltanto, ma come qualcuno che stava conoscendo per la prima volta le persone di cui aveva sentito raccontare tante volte.
Il papà di Angela portava una sciarpa a cui teneva moltissimo — uno di quei dettagli che raccontano una persona più di mille parole. Elegante, d'altri tempi, scelta con cura anche per un pomeriggio “informale” come quello. Si vedeva che per lui contava esserci in un certo modo, non solo esserci.
La mamma, invece, aveva addosso tutta la gioia di chi sa di vivere qualcosa di raro: un pomeriggio diverso dal solito, con la figlia e la nipote, senza fretta, senza un motivo pratico da spuntare sulla lista. Solo per stare insieme
E poi c'era lei, la piccola di casa — che con la naturalezza tutta sua di bambina si è goduta il ruolo di piccola star della giornata, ma che si è lasciata coccolare volentieri dai nonni e dalla zia, senza bisogno di essere convinta. È bastato lasciarla libera di muoversi tra le braccia di chi la adora, e il resto è arrivato da sé.
C'era, in tutti loro, un senso di appartenenza che si sentiva nell'aria — la consapevolezza, forse non detta ma chiarissima, che quel momento non si sarebbe ripetuto uguale. Non era malinconia: era gratitudine. La gratitudine di chi sa riconoscere, mentre lo sta vivendo, che quello è già un ricordo.
Quel pomeriggio non abbiamo inseguito la foto perfetta. Abbiamo lasciato che le cose succedessero: la nonna che sistema una ciocca di capelli alla nipote, il nonno che aggiusta la sua sciarpa con un gesto quasi involontario, il momento — non cercato, non richiesto — in cui tutti e tre si sono fermati a guardare la stessa cosa, nello stesso istante, e io da dietro l'obiettivo mi sono ritrovata a trattenere il respiro insieme a loro.
Sono quelle le foto che poi contano davvero, rubate a un pomeriggio che si stava già svolgendo per conto suo — e che io, quel giorno, ho avuto la fortuna di guardare non solo come fotografa, ma come qualcuno a cui quelle persone, per un pomeriggio, avevano aperto la porta del cuore
Non è un'idea nuova, ma è un'idea che in pochi realizzano davvero. Forse perché sembra un pensiero “in più” rispetto a un regalo più immediato. O forse perché non si pensa che i propri genitori — abituati a essere loro a fotografare i figli, mai il contrario — possano desiderare di essere guardati con la stessa cura.
Angela lo ha capito: il tempo che passa non si ferma con un oggetto. Si ferma, per quanto possibile, con un'immagine vera di un momento vero. E se in quell'immagine c'è anche una nipote che si fa coccolare, e un padre che sistema la sciarpa, e una madre che sorride di una gioia che non ha bisogno di spiegazioni — il cerchio si chiude da solo. Tre generazioni, una sola storia. E, in un angolo, anche la mia.
Con i nonni, una foto viene quasi da sé. Con i propri genitori, bisogna quasi rubarla al tempo — e quel pomeriggio, per una volta, ci siamo riusciti.
Me lo dite quasi tutte. Con parole diverse, ma il senso e sempre lo stesso.
“Non siamo tipi da foto.” “Sono timida.” “Ora sono ingrassata, mi senti a disagio quando mi fotografano” “Ho aspettato l’ottavo mese perche ero indecisa”— e poi “mio marito nn ama le foto!”
Nessuna di queste cose è un problema. Ve lo dico adesso, cosi non ci pensate piu.Perché il mio lavoro inizia esattamente lì — da quello che vi spaventa. E in quindici anni ho imparato che le persone più convinte di non essere fotogeniche sono spesso quelle che mi regalano gli scatti più veri.
Sono Mara Fantini, fotografa di gravidanza a Roma dal 2011. In questi anni ho fotografato centinaia di donne che arrivavano in studio convinte di non essere fotogeniche. La maggior parte di loro, appena uscita, ha lasciato una recensione a 5 stelle. Non perche le foto fossero belle nonostante tutto. Ma perche avevano scoperto qualcosa che non si aspettavano.
La buona notizia? Quell’insicurezza che provi oggi e esattamente il punto di partenza. Da li cominciamo sempre.
Non e una sfilata di moda. E' un ricordo.
Il segreto che non ti dicono mai è questo: la fotografia è luce. Non è il corpo. Non e la posa. Non è quanto sei magra o quanto ti senti a tuo agio davanti all'obiettivo.
Ogni sessione la comincio allo stesso modo: studio quasi al buio, una sola luce morbida su di voi. Niente di piu. In questo modo quello che si vede e solo quello che voglio che si veda — e quello che voglio far vedere sono le cose belle. Il profilo del pancione. Il modo in cui lui ti guarda. Le mani intrecciate.
Man mano che la sessione avanza e che voi vi rilassate, aggiungo luce. Gradualmente. Senza che ve ne accorgiate. Cosi quando le foto vengono con piu luminosita, voi siete gia a vostro agio — e si vede.
Non è la perfezione che cerco, ma la verità. Quell'essere esattamente come siamo, con i nostri tratti autentici, esattamente come meritiamo di essere ricordate. Perché domani, quando tuo figlio sfoglierà queste immagini, non cercherà l'immagine di una donna in posa. Cercherà il calore di un momento vissuto davvero. Cercherà te. Non una posa. Te.
Il guardaroba: non devi portare niente che non ti faccia sentire te stessa
In studio trovi vestiti e accessori pensati per ogni corporatura — non per una taglia ideale che non esiste. Abiti che valorizzano il pancione, che coprono dove vuoi coprire, che lasciano vedere dove vuoi che si veda.
Prima della sessione parliamo insieme di quello che vuoi raccontare. Da li decidiamo cosa usare — se i miei abiti, i tuoi, o un mix.
Non stiamo scattando una foto a una modella in un catalogo. Stiamo celebrando la donna che sta diventando madre. Il guardaroba e solo lo strumento per far emergere la tua luce naturale.
La post-produzione: quello che non vedi nella foto finita
Ogni foto che consegno e finita a mano. Non un filtro automatico — un lavoro preciso su ogni immagine.
Ritenzione idrica, piccoli inestetismi, imperfezioni temporanee della pelle: li lavoro anche senza che me lo chiediate. Non per cambiare chi siete — ma per restituirvi l'immagine di come vi sentite nel momento in cui siete piu voi stesse.
La differenza tra la foto grezza e la foto finita, a volte, e quella tra 'non mi piaccio' e 'non sapevo di essere cosi'.
Ho aspettato troppo — e ora sono all'ottavo mese
L'ottavo mese e uno dei momenti migliori per fotografare la gravidanza. Il pancione e al massimo della sua rotondita, il corpo ha trovato il suo equilibrio.
Quindi no — non avete aspettato troppo. Avete aspettato il momento giusto, anche senza saperlo.
L'unica cosa che vi chiedo e di non aspettare oltre. Contattatemi adesso — troviamo insieme la data giusta prima che arrivi il bambino.
Quello che succede davvero e sempre in studio
Ve lo racconto come va, senza abbellirlo.
Arrivate tese. Di solito lui e ancora piu teso di voi — convinto di essere li solo per accompagnarvi. I primi minuti sono quelli in cui si sente piu la macchina fotografica, le luci, lo studio.
Poi succede qualcosa, e succede sempre. Vi dimenticate che ho una macchina fotografica. Vi dimenticate delle luci. Iniziate a guardarvi, a parlarvi, a ridere di qualcosa. E in quel momento smetto di dirigere e inizio solo a fotografare.
Quasi tutte, alla fine, mi dicono la stessa cosa: 'Non pensavo che sarebbe stato cosi facile.'
Ecco. Quello e il momento che aspetto. E quello e il momento che finisce nelle foto.
"Ero terrorizzata all'idea di farmi fotografare, mi sentivo a disagio con il mio corpo.
Mara non solo mi ha messa a mio agio, ma ha tirato fuori una versione di me che non pensavo esistesse."
Domande frequenti sul servizio fotografico di gravidanza a Roma
Posso fare le foto di gravidanza anche se non mi piaccio in foto?
Si — ed e esattamente per questo che dovreste farlo. Le foto di gravidanza non richiedono di essere fotogeniche. Richiedono di essere presenti. Il resto lo gestisco io.
Sono timida e non mi sento a mio agio con gli estranei. Come funziona?
Prima di arrivare in studio ci sentiamo — cosi quando vi vedo non siete piu estranei. Durante la sessione non chiedo mai di posare. Creo situazioni, propongo movimenti, racconto cose. La timidezza si scioglie sempre, di solito nei primi 5 minuti.
Ho ritenzione idrica e mi sento gonfia. Le foto verranno lo stesso?
Si. La luce e la post-produzione fanno molto piu di quanto immaginate. Lavoro su ogni immagine a mano — ritenzione idrica, inestetismi, piccole imperfezioni: li gestisco senza che dobbiate chiedermelo.
Sono all'ottavo mese e non ho ancora prenotato. E tardi?
No — l'ottavo mese e uno dei momenti migliori. Contattatemi adesso cosi troviamo la data giusta prima del parto.
Mio marito non vuole farsi fotografare. Posso venire da sola?
Si, assolutamente, ma è un peccato credetemi. Vi dico anche questo: quasi tutti i mariti che arrivano convinti di odiare le foto, alla fine sono quelli che si divertono di piu.
Pronta a scoprire che era piu facile di quanto pensassi?
Hai paura di non vederti bene in foto? Scrivimi — è esattamente per questo che esistono le mie sessioni.
Me lo chiedono spesso. Almeno una volta al mese arriva quella domanda: 'Posso portare il cane?'. Sono Mara Fantini, e nel mio studio a Roma le foto gravidanzacon cane sono una delle cose che preferisco fotografare.La risposta e sempre si.
Non perche sia una concessione o un eccezione. Ma perche il cane e un membro della famiglia — e se state aspettando un bambino, e giusto che ci sia anche lui in quel ricordo.
Sono Mara Fantini, fotografa di gravidanza a Roma dal 2011. In questi anni ho fotografato cani di ogni razza, dimensione e carattere. E vi dico una cosa: ogni volta e una sorpresa diversa.
Il cane nel servizio fotografico di gravidanza: cosa aspettarsi
Portare il cane a un servizio fotografico e un po' come portare un bambino piccolo. Ha il suo carattere, i suoi tempi, il suo modo di stare con voi. E questo, fotograficamente, e oro.
C'e il cane che si incolla alla mamma e non si muove — quegli scatti vengono sempre teneri e profondi. C'e quello che vuole esplorare tutto lo studio e trasforma la sessione in una piccola avventura. Quello che reagisce diversamente alla mamma e al papa — in quel momento capisci qualcosa di vero sul rapporto che hanno.
Ognuno ha il suo carattere. E il bello e proprio questo: non so mai in anticipo cosa succedera, e non voglio saperlo.
Perché portare il cane rende le foto di gravidanza ancora piu speciali
Il cane mette allegria. Sempre, senza eccezioni. Entra nello studio e cambia l'energia della stanza — i proprietari si rilassano, ridono, si dimenticano della macchina fotografica.E questo e esattamente quello che voglio che succeda.Quando siete concentrati su di lui — a guidarlo, a chiamarlo, a ridere di quello che fa — smettete di pensare a come state in foto. E in quel momento arrivano gli scatti piu belli.
Un membro della famiglia a tutti gli effetti
Ma c'e qualcosa di ancora piu importante. Il cane e parte della vostra storia. Condivide la vostra casa, i vostri ritmi, la vostra vita quotidiana. Tra qualche anno, quando vostro figlio guardera quelle foto, lo vedra li — parte di quel momento, parte della famiglia che lo stava aspettando.
Questo e un ricordo che non potete costruire in un altro modo.
Come funziona in pratica: quello che devi sapere prima di venire
Le domande che mi fate piu spesso
Quanto tempo resta in studio?
Il cane di solito partecipa alla prima parte della sessione — i primi 20-30 minuti, quando l'energia e alta e la curiosita e al massimo. Poi, esattamente come un bambino, si stanca. A quel punto lo sistemiamo comodamente in uno spazio riservato dello studio mentre continuiamo con gli altri scatti. Non e un problema — e la normalita.
Devo portare qualcosa?
Porta la sua coperta o il suo telo preferito — qualcosa che odora di casa e lo rassicura. Se ha bisogno di essere al guinzaglio per i primi minuti va benissimo, ci adattiamo. Se mangia dei premi porta anche quelli — tornano sempre utili per attirare la sua attenzione nei momenti giusti.
E se il cane e grande?
Non c'e una taglia minima o massima. Ho fotografato cani minuscoli e cani enormi. La dimensione non cambia la qualita delle foto — cambia solo la logistica, e quella la gestiamo insieme.
E se si agita o abbaia?
Succede, e normale. Lo studio e un posto nuovo, ci sono luci diverse, odori diversi. Di solito bastano pochi minuti per abituarsi. Se invece proprio non se la sente, non forzate mai — ci sono mille altri modi per creare scatti bellissimi anche con lui presente ma piu tranquillo.
Un elemento in piu, non un problema da gestire
So cosa state pensando: 'E se combina qualcosa? E se abbaia tutto il tempo? E se non sta fermo?'.
Vi capisco. Ma vi dico anche questo: in quindici anni di sessioni fotografiche, non ho mai avuto una sessione rovinata da un cane. Ho avuto sessioni piu rumorose, piu caotiche, piu imprevedibili — e sono sempre state quelle con le foto piu vere.
Il cane porta con se qualcosa che non si puo costruire artificialmente: l'imperfezione affettuosa del quotidiano. Quella risata che viene quando fa qualcosa di inaspettato. Quell'abbraccio spontaneo che gli date per calmarlo. Quel momento in cui vi guardate e capite che siete gia una famiglia — anche prima che il bambino arrivi.
Ecco cosa fotografo io. Non la perfezione. Quello che c'e tra voi.
Posso portare il cane al servizio fotografico di gravidanza?
Si, assolutamente. Il cane e benvenuto in studio. Partecipa di solito alla prima parte della sessione, poi si sistema comodamente mentre continuiamo. E sempre una bella aggiunta.
Il cane deve essere abituato alle foto?
No. Non serve nessuna preparazione particolare. L'importante e che sia abituato a stare con voi — il resto viene da solo.
Cosa succede se il cane si agita durante il servizio?
E normale all'inizio — lo studio e un posto nuovo. Di solito bastano pochi minuti per abituarsi. Se proprio non se la sente, ci adattiamo: ci sono molti modi per includerlo anche quando e piu tranquillo.
Quante foto vengono con il cane?
Dipende da lui — dalla sua energia, dal suo carattere, da come reagisce all'ambiente. In media i primi 20-30 minuti li dedichiamo agli scatti con lui. Poi continuiamo con la sessione. Le foto con il cane sono sempre tra le preferite.
Posso fare il servizio fotografico di gravidanza con piu animali?
Se hai piu di un cane o un altro animale domestico, contattami prima — valutiamo insieme come organizzare al meglio la sessione.
Vuoi portare il tuo cane al servizio fotografico di gravidanza?
Scrivimi e dimmi di lui — la razza, il carattere, come si comporta con gli estranei. Più ti conosco, più riesco a costruire una sessione che funzioni davvero per tutti e tre.
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Name
Description
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_cs_id
Contentsquare — identificativo visitatore per heatmap
1 year
_cs_c
Contentsquare — heatmap e analisi comportamento visitatori, attivo dal 1° luglio 2026